Body cremation
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2006

   
Durante la mia permanenza in India mi è stata offerta la possibilità di partecipare a un funerale con rito Indu.Spinto dalla mia solita curiosità e dalla mia grande sete di conoscenza, ho accettato senza esitazioni. Non immaginavo con precisione cosa avrei vissuto da lì a poco tempo.

La cosa che ricordo maggiormente è di non aver spostato l'occhio dal mirino della macchina fotografica, come se questa per me fosse un filtro, una protezione dalla realtà.Forse perché ero avvolto dal fumo della pira e respiravo l'odore indescrivibile della carne umana che brucia sul fuoco, o forse perché vedere un corpo umano che si consuma come il polistirolo con la pancia che si gonfia e poi esplode lasciando completamente scoperto l'intestino non è cosa che appartiene alla quotidianità.Sicuramente è stata una esperienza toccante e unica.

La cremazione nella religione Indu è il passaggio fondamentale per permettere all'anima di raggiungere il più rapidamente possibile una nuova dimensione, evento non realizzabile finché il vecchio corpo esiste come tale.
Essere cremato come dio comanda non è infatti una cerimonia tanto semplice, ma prevede una serie di prescrizioni ben precise. Innanzitutto la cerimonia dovrebbe avvenire lo stesso giorno. I riti variano poi a seconda di molti fattori, ma le linee dettate dai «Purana» indicano che il cadavere debba venir lavato e vestito con abiti tradizionali nuovi. Poi adagiato prima sul suolo, e lì commemorato da parenti e amici, e in seguito su una barella in legno, adornata di fiori coi quali si ricoprirà lo stesso defunto. A quel punto il corpo viene denudato e coperto da un telo che varia di colore a seconda del sesso, dello stato civile e dell'età.

I parenti maschi del defunto portano la barella sulle spalle fino al luogo della cremazione, se possibile passando per luoghi che furono significativi durante la vita appena spenta. Il luogo della cremazione, chiamato «Shmashana», si trova tradizionalmente sulle rive di un fiume o del mare. Il corpo viene posto con il volto verso Sud; tutti gli eventuali gioielli vengono rimossi e si pone dello sterco di vacca sul petto del defunto. Quindi, dopo aver provveduto ad altre incombenze, la pira viene accesa. Sovrintende il rito il figlio maschio primogenito se il defunto è il padre, l'ultimogenito se la madre. Dopo due, tre giorni la persona che ha presieduto i riti tornerà allo «Shmashana» per recuperare le ceneri del defunto poi dispersi, accompagnati da fiori e lampade votive, in un fiume o in altre acque considerate sacre in una cerimonia chiamata «Visarjanam».