Refugees camps

2005

   
I Saharawi sono la popolazione che abita il Sahara Occidentale, Stato che si trova a sud del Marocco sull'Oceano Atlantico. Il Sahara Occidentale è stato colonia spagnola fino al 1975, quando, alla morte di Franco, la Spagna ha lasciato cadere le speranze dei Saharawi di un referendum di autodeterminazione, preferendo vendere il territorio a Marocco e Mauritania che lo hanno rispettivamente invaso da nord e da sud.
Questa duplice invasione è stata tutt'altro che pacifica e i Saharawi che hanno potuto sono fuggiti verso l'unico confine praticabile, la piccola striscia che li unisce all'Algeria.
Nel deserto algerino, dove si sono rifugiate circa 400.000 persone, sono stati costruiti degli immensi campi profughi prevalentemente composti da tendopoli, in cui da allora vive una parte del Popolo Saharawi.

Il Fronte Polisario (Fronte Popolare di Liberazione del Saguia al Hamra e Rio de Oro), già costituitosi per combattere il colonialismo spagnolo, si è trovato ad organizzare la popolazione in fuga mentre cercava di resistere all'invasione degli eserciti marocchino e mauritano.
La Mauritania ha ben presto dovuto abbandonare l'impresa e nel 1979 il Marocco ha invaso interamente il Sahara Occidentale. Per difendere i ricchi territorio costieri dalle incursioni saharawi l'allora re del Marocco, Hassan II, ha fatto costruire una catena di muri di sabbia con filo spinato e mine che attualmente dividono il Sahara Occidentale da nord a sud.

I Saharawi, pur continuando i combattimenti fino al cessate il fuoco del 1991, hanno sempre chiesto la celebrazione di un Referendum di Autodeterminazione in cui poter scegliere democraticamente se essere uno stato indipendente o rimanere sotto il controllo del Marocco.
Nonostante le varie risoluzioni ONU che indicavano tale referendum e la presenza della Minurso (Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale) dal 1991 non si è ancora arrivati ad una soluzione del conflitto.

Nel frattempo, nei campi profughi in Algeria, i Saharawi hanno costituito la RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica) che è stata riconosciuta da diversi paesi dell'Africa, Asia e sud America. La RASD è quindi una repubblica in esilio che attualmente si compone di quattro grandi villaggi ognuno dei quali costituisce una provincia (wilaya) suddivisa in vari comuni (daira). In ogni provincia ci sono scuole, ospedali o dispensari, sedi delle strutture amministrative.

La popolazione vive quasi esclusivamente di aiuti internazionali, perché le attività produttive sono rese estremamente difficili dalle estreme condizioni della vita nel deserto. Esistono comunque alcuni esperimenti di coltivazione, allevamenti di capre e cammelli, piccole attività commerciali e di artigianato.
In questi anni i Saharawi hanno posto una notevole attenzione all'infanzia dando la possibilità a tutti i bambini e le bambine di frequentare le scuole fino ai quattordici anni circa. Per quanto riguarda l'istruzione superiore i ragazzi e le ragazze sono purtroppo costretti a recarsi all'estero in paesi che si rendono disponibili ad ospitare studenti (soprattutto Cuba, Algeria, Libia). Attualmente la maggioranza del personale medico e infermieristico saharawi è composto da laureati a Cuba. Nei campi profughi è di notevole rilievo anche il ruolo delle donne che si sono trovate a gestire tutta l'organizzazione della vita nel deserto visto che la maggior parte degli uomini era impegnata nelle attività militari.

Dopo aver boicottato in tutti i modi lo svolgimento del referendum (grazie all'appoggio dei paesi europei, in particolare la Francia, ed all'assenza politica dell'ONU) il Marocco ha scoperto le carte definitivamente proponendo la creazione della provincia "autonoma" del Sahara Occidentale all'interno del Regno del Marocco. L'avversione del Fronte Polisario è stata immediata mentre l'ONU e i maggior paesi occidentali sembra vogliano appoggiare tale soluzione anche se per ora la decisione è sospesa e la MINURSO continua ad essere presente nel Sahara Occidentale.

Il movimento di sostegno al Popolo Saharawi ha preso posizione ribadendo la necessità di portare fino in fondo le risoluzioni dell'ONU e quindi l'effettuazione del referendum; l'altro obbiettivo è la richiesta al governo Italiano di riconoscimento del Fronte Polisario quale rappresentante del popolo saharawi.